Simposi e Convegni di Studio
Convegno di Studio
Fede Prospettive sul rito
Torreglia, 5-7 maggio ’08
Come oramai è tradizione, si è svolto a Torreglia (PD) nella “Casa S. Cuore” il convegno di studio annuale dell’Istituto di Liturgia Pastorale (ILP) S. Giustina di Padova. Il tema di quet’anno ha toccato un nodo che sta al cuore della riflessione teologico-liturgica dell’ILP negli ultimi anni, cioè la natura del rito in rapporto alla fede. Il lavori del convegno si sono mossi a partire da approcci di varia natura e metodo: dall’approccio biblico a quello antropologico, dalla prospettiva storica a quella teologica e liturgica in senso stretto. Questa pluralità di linguaggi per dire la realtà del rito deriva dall’oggetto stesso che si intende indagare. Un “oggetto” che, se ha conosciuto un grande interesse da parte delle scienze umane, dall’altro non ha trovato nell’ambito della teologia e della liturgia una eguale rilevanza.
I lavori del convegno sono iniziati nella mattinata di lunedì 5 maggio con il saluto e la relazione di Giorgio Bonaccorso, monaco di Santa Giustina e preside dell’Istituto. A partire dalle caratteristiche proprie della parola (la parola come corpo, azione e scrittura), Bonaccorso ha mostrato come il rito sia il suo contesto adeguato e irrinunciabile.
Nel pomeriggio gli interventi sono stati di carattere biblico e storico. Il biblista della Facoltà dell’Italia Settentrionale Franco Manzi ha affrontato il complesso e delicato tema della Tradizione e rinnovamento del sacrificio nella Lettera agli Ebrei, mostrando il messaggio di questo scritto del Nuovo testamento circa il rapporto tra sacrifici ebraici e atto sacerdotale di Crsito attraverso le categorie di continuità. discontinuità e rinnovamento/progressione.
In seguito Anna Maria Calapaj, docente di storia della liturgia all’ILP, ha indagato il rapporto il rapporto con la ritualità tra XVI e XVIII secolo. In un accurato e puntuale percorso, che dal Messale del 1570 è giunto alle porte del devozionismo ottocentesco, la relatrice ha messo in evidenza il rapporto tra riflessione teologica sulla liturgia e prassi celebrativa.
Il secondo giorno del convegno è stato dedicato alla prospettiva antropologica e a quella più propriamente teologico-liturgica. Nella mattinata Roberto Tagliaferri, docente dell’ILP, ha toccato il tema del rapporto tra carisma e istituzione in riferimento al rito. Secondo il relatore il rito, in quanto istituzionalizzazione del carisma, dove si mette in scena lo stato nascente, diviene l’interfaccia tra carisma e istituzione. Aldo Natale Terrin, sempre docente all’ILP, ha presentato il pensiero dell’antropologo Rappaport nella relazione dal titolo Il rito in Rappaport. Tra il “canonico” e l’ “auto-referenziale”. Un’ipotesi sulla “forma del rito”. Terrin si è soffermato in particolare sulla affermazione di Rappapport circa il rito come costruzione, non solo a livello sociale, dell’umanità e al fatto che nel rito la forma diventa sostanza e i contenuti tendono a diventare formali.
Nel pomeriggio l’ambito della riflessione di è diretto verso il campo propriamente liturgico con la relazione di Luigi Girardi Il rito nel Vaticano II. Status quaestionis e spunti propositivi. Girardi ha sottolineato come non si debba forzare l’interpretazione del testo di Sacrosanctum Concilium, ma metterlo alla prova della “questione rituale” che oggi si va delineando in modo sempre più chiaro e impellente. Il relatore ha affrontato il tema del rapporto fede e rito in Sacrosanctum Concilium attraverso tre prospettive di fondo: la liturgia nel quadro della storia della salvezza, la partecipazione attiva, la formazione e la riforma della liturgia.
Il pomeriggio si è concluso con i lavori di gruppo che hanno permesso a studenti dell’ILP e a partecipanti di confrontarsi sugli spunti offerti dalle relazioni.
L’ultima relazione nella mattinata di mercoledì 7 maggio ha toccato il tema del rapporto tra rito ed escatologia ed è stata affidata ad Andrea Grillo, docente all’ILP e al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. Grillo ha tenuto la sua relazione dal titolo La prospettiva escatologica del rito. Una interpretazione radicale della riforma liturgica. Il relatore ha sottolineato come l’escatologia che la liturgia media non è solo quella che appare dai testi liturgici di contenuto escatologico, ma anche e soprattutto da quel tipo di “esperienza altra” nella quale la celebrazione liturgica ci proietta. In questo senso si coglie il legame tra partecipazione attiva e carattere escatologico della liturgia. Da tale legame si coglie inoltre come la l’escatologia non sia una dimensione della liturgia ma la sua verità più profonda.
Il convegno si è chiuso con una tavola rotonda nella quale, con un ricco dibattito, i partecipanti hanno potuto confrontarsi con i relatori sui temi più significativi emersi nelle riflessioni proposte nelle stimolanti relazioni.
